Eraclito ha usato due semplici parole per spiegare che tutto cambia ed è in divenire: Panta Rei, un flusso in cui ogni cosa scorre, si evolve e muta. Non a caso il termine metamorfosi dal greco significa letteralmente trasformazione, concetto che ha sempre affascinato autori latini come Ovidio e Apuleio ma che ha sempre creato un po’ di timore. Ora però, senza nemmeno accorgercene e senza volerlo, ci troviamo di fronte ad un cambiamento senza precedenti: tutto è diverso, tutto è stato stravolto in questo 2020, inevitabile con una pandemia in corso. Le nostre certezze sono venute meno, il mondo a cui eravamo abituati non è più lo stesso; ma questo non deve per forza fare paura. La metamorfosi altro non è che una forma che si evolve. Ecco forse questo è il punto di partenza per affrontare una situazione senza precedenti che ha coinvolto tutti in ogni ambito, anche lo sport.

Un settore, che come racconta il numero uno del Coni Giovanni Malagò, è abituato alle sfide, a migliorarsi ed adeguarsi per ripartire. Lo spirito può essere solo questo nell’anno in cui i Giochi Olimpici di Tokyo sono stati rimandati generando una situazione senza precedenti, per certi versi storica. Ora bisognerà ripartire dai cinque cerchi e guardando anche ai Giochi invernali di Milano – Cortina 2026, evento cruciale per il movimento italiano. Si dovranno stringere i denti e avere quella curiositas, quella voglia di adattarsi e di farcela anche di fronte a un nemico che è avanti, in una simbolica corsa, di qualche metro, ma che può (e deve) essere raggiunto. Le trasformazioni sono insite nello sport: basti pensare al ricambio generazionale o a come si è evoluta la figura dello sportivo che trascende la classica immagine di atleta per essere anche un comunicatore. La predisposizione al cambiamento deve essere la matrice per guardare alla realtà con occhi diversi accettando gli ostacoli disseminati sul nostro percorso. Se gli atleti hanno accettato di stravolgere la loro preparazione a causa del rinvio di Tokyo 2020, ognuno di noi può in realtà “sfruttare” questa situazione. Lo sport italiano si prepara, così come il suo numero uno, a un periodo diverso tenendo a mente che, «i campioni si alternano sulla scena ma c’è un aspetto che rimane cristallizzato e si specchia nell’immagine vincente del nostro mondo, dall’alto di un know-how e di una tradizione che ci vede da sempre nelle posizioni apicali del firmamento mondiale».

[GL] È un anno di stravolgimenti e cambiamenti per tutti: che futuro vede per lo sport e per il mondo del lavoro?

[GM] La pandemia ha scavato un solco profondo in ogni settore, incrinando certezze consolidate, ma credo che ci siano ambiti maggiormente resilienti per i presupposti che li caratterizzano. Lo sport vive all’insegna della voglia di migliorarsi, superando ogni problema. Saprà adeguarsi alle nuove regole d’ingaggio, facendone un’ulteriore sfida da vincere grazie alla passione e alla determinazione di sempre. Sul fronte del lavoro sappiamo quante difficoltà esistano, inutile negarlo. Sarà necessario stringere i denti, confidando nel supporto istituzionale attraverso leve diverse e funzionali a una ripartenza generale.

[GL] Lei è membro individuale del CIO: che animo si respira dopo aver rimandato i Giochi Olimpici?

 [GM] Non si era mai verificata prima una circostanza analoga, se non in occasione dei conflitti bellici. Una testimonianza nitida dell’eccezionalità della situazione. Credo che il rinvio sia stata una scelta opportuna e tempestiva da parte del CIO, considerando la necessaria ponderazione delle criticità annesse ed i grandi interessi che ruotano intorno all’evento. La decisione non ha cancellato l’entusiasmo che permea da sempre una manifestazione unica nel genere, anzi ne ha traslato gli effetti giocando sull’attesa, rendendola ancora più febbrile.

[GL] La ripartenza effettiva dello sport può avvenire da Tokyo?

[GM] È il sogno di chi ama lo sport, declinato nella sua espressione massima e autentica. Il modo migliore per tornare a riprenderci una dimensione che ci appartiene, il colpo di spugna ad un periodo di dubbi, problemi e difficoltà. Grazie alla forza magica dei cinque cerchi.

[GL] Che Olimpiade ci aspetta?

[GM] Sarà un’esperienza particolare, diversa, sicuramente nuova. C’è chi ci arriverà più maturo, chi più forte, chi più consapevole. Parliamo di parametri variabili che vanno interpretati rispetto allo slittamento. Il comune denominatore è la voglia di lasciare il segno, misurandosi anche con fattori totalmente inediti.

[GL] Tanti atleti dopo Tokyo (non solo italiani) smetteranno e ci sarà più spazio per i giovani: come mai, secondo lei, si fa fatica ad accettare il ricambio generazionale?

[GM] Il ricambio è un processo inevitabile ma rispetto al passato si può constatare sicuramente una maggiore longevità agonistica. Oggi un campione sa gestirsi ed essere competitivo molto a lungo, facendo leva sull’esperienza, ma deve sapere anche quando è giusto cedere il testimone per non offuscare quanto di bello realizzato nel corso di un’intera carriera.

[GL] Ha dichiarato che il suo sogno era portare i Giochi Olimpici in Italia: Roma non s’ha da fare… ma ci sarà Milano – Cortina. Si aprirà una nuova fase dello sport italiano?

[GM] Milano – Cortina 2026 rappresenta un motivo di orgoglio per il nostro modello sportivo, universalmente apprezzato all’estero, e un’occasione straordinaria per il Paese. L’organizzazione dei Giochi Olimpici è un volano di straordinaria importanza, una spinta per la crescita e un’occasione di coinvolgimento per la collettività. Genera positività e avvicina i giovani al movimento, creando i presupposti per un futuro munifico di soddisfazioni.

[GL] Lei è stato eletto in Giunta Coni per la prima volta nel 2001. Poi ne è uscito per alcuni anni ed è tornato a fare il presidente nel 2013: come si è evoluto tutto il movimento sportivo italiano?

[GM] Le sfide si rinnovano nel tempo, i campioni si alternano sulla scena ma c’è un aspetto che rimane cristallizzato e si specchia nell’immagine vincente del nostro mondo, dall’alto di un know-how e di una tradizione che ci vede da sempre nelle posizioni apicali del firmamento mondiale. La prossima sfida consiste nell’affrontare l’evidente crisi demografica, che ci impone di moltiplicare gli sforzi per conservare e difendere il prestigioso ruolo che ci appartiene.

[GL]  Qual è il cambiamento che si augura di vedere per tutte le discipline olimpiche?

[GM] Credo sia riduttivo parlare solo di alcune discipline. Le nuove regole d’ingaggio promosse dal CIO - in ossequio all’Agenda 2020 - prevedono, ad esempio, l’inserimento nel programma olimpico di sport diversi nelle varie edizioni dei Giochi, in base alle proposte formulate dalle città ospitanti. Questo significa che, insieme al rispetto della tradizione, c’è grande attenzione per le realtà emergenti. Una situazione fluida che premia l’attenzione sempre avuta dal CONI nei confronti delle 387 discipline che caratterizzano la nostra galassia.

[GL] Qual è lo sport che ha fatto più passi in avanti in questi anni, come movimento ma anche a livello di organizzazione strutturale e di comunicazione?

[GM] Sarebbe poco elegante stilare classifiche di merito in questo senso. Tutte le Federazioni hanno compiuto progressi importanti, cercando di interpretare in modo virtuoso le sfide che si sono presentate nel corso degli anni, trasformandole in opportunità per percorrere con successo la strada che permette di poter ambire a nuovi, ambiziosi traguardi.

[GL] Com’è cambiata la figura dell’atleta in questi ultimi anni: non parliamo più di sportivi, ma di comunicatori, manager…

[GM] C’è una cura esponenziale dei dettagli, della cura del fisico, dell’alimentazione: si presta un’attenzione sempre più maniacale verso tutti quei fattori che possono incidere a livello di prestazione, anche sotto il profilo della scelta dei materiali. E si tende ovviamente a ottimizzare ogni aspetto, perché la differenza la fanno pochi centesimi, un soffio, un sospiro, un piccolo gesto. Parallelamente - oltre il confine agonistico – sono nati tanti profili professionali collegati al nostro mondo. Si è radicata la consapevolezza dell’importanza della formazione per diventare protagonisti anche fuori dal campo, portandosi dietro l’inestimabile bagaglio di conoscenze legate al ruolo da atleta.

[GL] Infine, cos’è per lei un cambiamento? E quanto il Coni l’ha cambiata? Ci sarebbe qualcosa che non rifarebbe?

[GM] Il mondo è in costante evoluzione, si deve sempre ragionare nell’ottica del miglioramento. Sicuramente molte situazioni sono cambiate, ho trovato qualcosa che mi aspettavo, alcune cose molto gratificanti e altre meno edificanti. Fa parte delle esperienze di vita. Ma ogni azione messa in campo è sempre stata ispirata dalla volontà di fare il massimo per il movimento di cui sono il primo tifoso.