Questa estate ricorrono i cinquant’anni dal primo allunaggio, avvenuto il 20 luglio 1969, e a qualcuno potrà venire in mente di prenotarsi per un viaggio tra le stelle, una possibilità non più così remota. Chi se lo potrà permettere probabilmente dovrà continuare a sognare qualche anno, ma − visti i progressi delle compagnie che si stanno sfidando per operare voli commerciali ai confini dell’atmosfera – non ci vorrà molto. Intanto immaginare non costa nulla, anche perché è con l’immaginazione che l’uomo è riuscito a conquistare lo spazio per poi farlo davvero.  Lo sbarco sulla Luna dovrebbe essere retrodatato alla fine dell’Ottocento quando l’immaginazione di Jules Verne porta l’essere umano Dalla Terra alla Luna[1] in 97 ore e 20 minuti con un romanzo fantascientifico in grado di spedire gli astronauti oltre il pianeta blu. La missione reale, quella di Neil Armstrong e Buzz Aldrin (e Michael Collins, che rimase in orbita) con l’Apollo 11, ha richiesto poco meno tempo di quello immaginato da Verne: quattro giorni dalla partenza da Cape Canaveral, in Florida, fino alla leggendaria passeggiata sul mare della Tranquillità. Verne ha chiuso l’Ottocento immaginando il secolo successivo, ed è l’immaginazione che ha guidato l’uomo oltre i suoi limiti fisici e spaziali.

Maurizio Cheli, ingegnere aerospaziale e ufficiale, è stato il primo astronauta nella storia dell’Aeronautica Militare Italiana partecipando alla missione dello Space Shuttle Columbia del 1996 in qualità di specialista, pensa che «lo spazio ha alimentato l’immaginazione dell’uomo ed è con l’immaginazione che l’uomo ha riempito lo spazio».  È antico il sogno dell’uomo di volare, di muoversi tra i pianeti, come Verne anche altri scrittori hanno raccontato e anticipato il futuro. “L’immaginazione umana e la sfida allo spazio si sono sempre alimentate a vicenda”, dice Cheli.  La sfida odierna è quella di portare in orbita uomini e donne comuni, dei turisti spaziali, con voli di routine per cercare di far fare all’umanità un grande passo, ben più grande di quello di Armstrong.

A provarci sono un gruppo di imprenditori miliardari considerati, appunto, dei visionari. Un po’ come nel romanzo di Verne nel quale si sfidano Impey Barbicane l’ideatore del proiettile lunare e dell’impresa di raggiungere la luna e il suo rivale, il capitano Nicholl, oggi sono in gara per i viaggi turistici con vista sul pianeta terra quattro imprenditori americani, Elon Musk di Tesla, Jeff Bezos di Amazon, Paul Allen co-fondatore di Microsoft, Eric C. Anderson di Space Adventures e l’inglese Richard Branson di Virgin.  Nel marzo scorso ha fatto sognare la compagnia Space X di Musk, quando la sonda Ripley, con a bordo un manichino ispirato alla protagonista del film Alien, interpretata da Sigourney Weaver nella pellicola di Ridley Scott, si è tuffata nei mari della Florida a sei giorni dalla partenza da Cape Canaveral dopo avere raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale. La sonda è atterrata senza problemi e senza un graffio. La missione è riuscita e i media hanno parlato di una conquista che avvicina gli uomini comuni ai viaggi stellari. Per l’amministratore capo della NASA Jim Bridenstine l’avvenimento è stato una pietra miliare per il volo umano nello spazio.  Nel mese di maggio è invece stato Bezos a centrare un altro successo di importanza rilevante con la compagnia Blue Origin che è arrivata molto vicina, dopo diversi test, a poter preparare il primo volo suborbitale, ovvero oltre i cento chilometri di altezza, con equipaggio a bordo. Il razzo di Bezos, il New Shepard, ha infatti completato l’undicesimo volo dal 2015, quando sono cominciati i primi lanci dal sito di lancio privato di Blue Origin a nord di Van Horn in Texas. Un altro esperimento riuscito: il razzo ha viaggiato a una velocità di 3.540 chilometri orari con un propulsore alimentato a idrogeno e, in soli due minuti, ha portato una capsula a 105 chilometri di altitudine. A quel punto la capsula pressurizzata, posta in testa, si è staccata dal vettore e, una volta raggiunto l’apogeo in quattro minuti di esperienza di microgravità, ha compiuto 32 esperimenti scientifici in condizioni estreme, tra questi, come operare un polmone collassato in assenza di gravità. Blue Origin non ha fornito dettagli su quando sarà possibile effettuare il primo volo suborbitale con passeggeri, ma è ormai al quinto volo con il razzo New Shepard e non dovrebbe mancare molto. La responsabile commerciale di Blue Origin, Ariane Cornell, ha detto che la missione  NS-11, ossia l’undicesimo volo, porta la società vicino all’obiettivo e ha dichiarato durante il lancio che «entro i prossimi due mesi o verso la fine di quest’anno, vedremo dei passeggeri a bordo di questo razzo»,. Intanto la campagna marketing è iniziata con lo slogan «diventa un astronauta»; tuttavia, al momento non è noto il costo del biglietto. Le ambizioni della compagnia di Bezos non riguardano soltanto i voli commerciali umani ma anche il trasporto merci con il razzo New Glenn che serve a inviare carichi pesanti in orbita per farli atterrare a destinazione. Potrebbe essere una rivoluzione commerciale simile a quella che negli anni Cinquanta portò i container dal trasporto esclusivo su rotaia a quello via nave.  Un metodo che ha rivoluzionato – e globalizzato – i commerci, accelerando gli scambi. Allo stesso modo i trasporti suborbitali potrebbero produrre un’altra fenomenale accelerazione. Per questo tipo di razzo, adatto a enormi consegne pesanti, il primo volo è previsto nel 2021.

«Quello che viviamo adesso – dice Cheli vedendo gli albori della prossima epoca dei trasporti – è molto simile ai primi viaggi transatlantici, con lo spirito della St. Louis», ovvero la nave che per la prima volta attraversò l’oceano partendo da Amburgo per approdare a Cuba, a L’Avana, nel 1939, con a bordo circa novecento rifugiati ebrei e non ebrei in fuga dal regime nazista.

«Sono ottimista – aggiunge Cheli che nello spazio ha vissuto per 15 giorni, 17 ore e 41 minuti – quello dei viaggi spaziali è uno sviluppo compatibile con la tecnologia attuale ed è benvenuto. Non sto parlando di Marte, quello lo vedo lontano anche per le agenzie spaziali normali. Mi riferisco a quello che le compagnie stanno vendendo ora, cioè dei voli suborbitali. Non si va in orbita con questi voli, non ci permetteranno di fare un giro della terra, ma si andrà nello spazio, ed è già una distanza che permette di vedere molto bene la curvatura della terra e il nostro pianeta da una buona posizione. È vero però che prima di farli diventare voli di routine dovrà passare del tempo, siamo in una fase antecedente a quel livello, ma è un ottimo sviluppo».

L’Italia non intende rimanere marginale in questo affare spaziale. A Grottaglie, in Puglia, la società spaziale fondata dal miliardario inglese Richard Branson ha intenzione di far partire i voli suborbitali della sua Virgin Galactic per cui l’anno scorso sono stati firmati due accordi e una dichiarazione di intenti, in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea e l’Agenzia Spaziale Italiana, per fare della città una “space valley” italiana. Virgin Orbit, l’azienda che effettua i lanci per la Galactic di Sir Branson, già collabora con la pugliese Sitael dell’imprenditore Vito Perdosa che, partito da una piccola impresa familiare di macchine per la raccolta dell’uva, è alla avanguardia per i sistemi di sicurezza su treni e metropolitane. In futuro i viaggi turistici e commerciali potrebbero dunque partire anche dallo spaceport pugliese. Virgin già opera lo Spaceport America, ovvero il primo aeroporto spaziale commerciale della storia situato nel deserto Jornada del Muerto in New Mexico. Nel novembre scorso la Virgin Orbit si è avvicinata un poco all’obiettivo quando ha fatto volare il suo primo missile, ma senza arrivare nello spazio. L’esperimento è servito per cominciare a testare il “metodo Virgin” per i viaggi turistici, un metodo diverso da quello dei concorrenti perché si serve di aerei tradizionali per portare i razzi in quota. Virgin usa un aereo Boeing 747 jumbo jet, il Cosmic Girl, appositamente riconvertito per portare saldamente attaccato sotto l’ala il razzo LauncherOne: l’aereo, come una nave madre, sgancia il razzo che viene autonomamente acceso dalla base spaziale, per poi tornare a terra. Inizialmente servirà per scopi commerciali, come quello di lasciare in orbita i satelliti di piccole dimensioni che, sempre in maggiore numero, stanno costellando il pianeta.

Un metodo simile a quello di Virgin è usato dalla Stratolaunch di Paul Allen, co-fondatore insieme a Bill Gates di Microsoft. Nell’aprile la Stratolaunchha fatto decollare l’aereo più grande del mondo – ha un’apertura alare di 117 metri e una doppia fusoliera – riuscendo a realizzare con successo il suo battesimo dell’aria con decollo dal deserto del Mojave in California, per raggiungere la velocità di navigazione di 300 km orari e arrivare a un’altezza di 5,8 chilometri; per lanciare satelliti in orbita dovrà raggiungere un’altezza maggiore. Ma quanto costerà fare una gita ai limiti dell’atmosfera? Il listino prezzi dei voli Virgin aiuta a capire quanto costerebbe farsi una vacanza ai limiti dello spazio aperto. Il primo volo sarà probabilmente possibile già quest’anno e, benché l’obiettivo sembri ottimistico, il patron Branson sarà tra i primi passeggeri. Si sarebbero già prenotate seicento persone, tra cui professionisti, industriali e attori, provenienti da 58 paesi. Il prezzo del biglietto è di 250 mila dollari. Tuttavia le compagnie turistiche stellari pensano di potere gradualmente ridurre i costi con il moltiplicarsi dei viaggi, in quanto la possibilità di farli diventare dei voli di routine può far scendere il costo della gita a 30 o 40 mila dollari. 

Le missioni con astronauti non professionisti, in realtà, non sono del tutto una novità. L’americana Space Adventures, fondata nel 1998 dall’ingegnere aerospaziale Eric Anderson, aveva trasportato sette privati cittadini sulla Stazione spaziale internazionale, finora sono stati gli unici turisti spaziali nella storia. L’ultimo volo risale al 2009: un imprenditore canadese, Guy Laliberté, decollò sulla Soyuz TMA-16 ma lasciò la stazione pochi giorni più tardi. La cantante britannica Sarah Brightman aveva prenotato un viaggio nel 2015 ma, dopo l’addestramento, l’ha rimandato e il programma non è mai stato riattivato. Il motivo per cui i viaggi turistici della Space Adventures verso la stazione spaziale sono stati sospesi per dodici anni è sia economico sia di necessità di addestramento per poter affrontare l’impresa. La fine dei viaggi spaziali verso la stazione internazionale è avvenuta in concomitanza con la chiusura del programma Shuttle e il moltiplicarsi di viaggi di astronauti professionisti verso la stazione. La NASA arrivava a pagare 80 milioni di dollari o anche di più per mandare sulla stazione un solo passeggero, mentre negli ultimi anni i privati cittadini pagavano dai 20 ai 35 milioni di dollari a testa per essere trasportati con le navette russe Soyuz. La Space Adventures aveva tentato, in passato, di accordarsi per riuscire a viaggiare a prezzi abbordabili ma senza risultato. Solo ultimamente, il 18 febbraio scorso, l’agenzia spaziale russa Roscosmos e Space Adventures hanno annunciato avere raggiunto un accordo per il prossimo viaggio sulla Stazione. Secondo il contratto, il viaggio avverrà nel 2021 ma, rispetto alle precedenti missioni, è da vedere se i due turisti prenotati dovranno avere una preparazione simile a quella degli ingegneri di volo o se l’unico cosmonauta a bordo dovrà operare da solo senza il loro aiuto.

Ma come si torna da un viaggio spaziale? È debilitante per il fisico?

«Un astronauta deve fare l’addestramento, stare bene, ma non bisogna essere dei superuomini per riuscirci – risponde Cheli – Piuttosto è interessante notare che il viaggio nello spazio funziona un po’ come un’impresa: abbiamo un gruppo di persone con un obiettivo comune che devono unire le rispettive competenze e si devono necessariamente fidare l’uno dell’altro perché a ciascuno è assegnato un compito specifico che solo lui può portare a termine. Esattamente come accade in un’azienda, ogni giorno sulla terra, si tratta di una squadra ristretta che dispone di pochi mezzi per tutti. Bisogna quindi addestrarsi sapendo che il risultato complessivo, e quello del tuo compagno di viaggio, dipende dalle tue performance individuali»,

aggiunge Cheli che dopo la missione spaziale era stato assunto da Alenia Aerospazio come collaudatore di velivoli per la Difesa. Il caccia europeo Eurofighter Typhoon, di cui è stato responsabile dello sviluppo ha sfidato nel 2003 la Ferrari Formula 1 pilotata da Michael Schumacher vincendo due sfide di velocità su tre nelle lunghe distanze. 

Benché i viaggi spaziali stiano accelerando e siano relativamente vicini in termini di tempo – nel 2035 la NASA comincerà le missioni di circumnavigazione della terra mentre nel 2024, sempre la NASA, conta di inviare missioni lunari per cui ha già stanziato il budget – saranno probabilmente le prossime generazioni, per esempio chi oggi ha dieci anni, a sperimentare nel corso della loro vita viaggi spaziali con voli di routine a costi abbordabili. «Come noi abbiamo conosciuto la colonizzazione di altri continenti, le future generazioni potranno conoscere la colonizzazioni di altri pianeti e satelliti», dice Cheli. Non è il primo prototipo di stazione spaziale costruito da Pechino che, dopo le Tiangong 1 e 2, vuole costruire una stazione di maggiori dimensioni; chissà, forse utile a colonizzare la Luna dopo l’invio della sonda Chang’e-4 sul suo lato nascosto con l’ambizione di inviarvi degli esseri umani. Per la Cina le “stazioni spaziali” sulla terra sono una palestra per le future missioni stellari della sua agenzia spaziale e anche un allenamentodi carattere per le giovani leve che in futuro pianteranno la bandiera del Partito sul nostro satellite.

D’altronde, così come aver immaginato lo spazio ha prodotto l’effettiva opportunità di raggiungerlo, la preparazione alla vita oltre la terra – fino a quando non avverrà davvero – servirà a migliorare la vita terrestre.  «I problemi da affrontare per un viaggio spaziale o per la permanenza nello spazio – dice Cheli – sono tecnologicamente rilevanti e forse molti non se ne rendono conto, ma è un mondo che unisce il tentativo di risolvere problemi tecnologici molto complessi, dalla propulsione ai dispositivi elettronici o quelli relativi alla termodinamica. Quindi la sfida dell’esplorazione spaziale è un elemento trainante per moltissime discipline applicate sulla terra e, pertanto, dovendo affrontare un ambiente molto esigente e molto pericoloso per l’uomo, che non sarebbe in grado di sopravvivere al di fuori della sua navetta, spinge la frontiera della tecnologia sempre più lontano».  Usare quanto applicato nello spazio può infatti avere conseguenze positive per la vita terrestre. Ad esempio, il tentativo di coltivare ortaggi in condizioni estreme, come quelle dello spazio, comporta altrettanti tentativi sperimentali di coltivazione in ambienti terrestri dal clima avverso magari caratterizzati, come i deserti, da escursioni termiche rilevanti dal giorno alla notte. L’ambizione, come avviene oggi con ricerche embrionali, è quello di mitigare la denutrizione nei paesi più poveri creando una produzione agricola dove prima era impossibile. «La stazione spaziale è un piccolo mondo, per quanto possibile autonomo – conclude Cheli - e questo permette di sviluppare delle tecnologie che possono essere usate sulla terra, come ad esempio sistemi di riciclo delle risorse scarse. La ricerca in orbita è poi orientata a vivere meglio qui: sulla stazione spaziale oggigiorno ci sono esperimenti che riguardano la medicina o la biologia che aiutano l’uomo nella sua vita terrestre». Forse l’uomo non riuscirà a breve a creare un hotel sulla Luna ma viaggiando nello spazio è già riuscito a migliorare la sua vita.  

 

[1] J. Verne, Dalla terra alla luna, BUR Biblioteca Universale Rizzoli, 2018