EDITORIALE

Infinito è il mondo, infinito è un granello di sabbia nel vento. Nel nostro piccolo, è un angolo di riflessione
sulle cose che facciamo per passione, sia che dobbiamo farle per lavoro, sia che le facciamo perché ci
piacciono e basta. Abbiamo il privilegio di non avere una cesura netta tra impegno professionale e passioni
personali, e Infinito, l’oggetto misterioso che avete fra le mani, lo dimostra: è fatto di carta, proprio come si
faceva una volta, è addirittura un quadrimestrale, e questo nell’epoca del sempre connesso e aggiornato, è
destinato a pochi, o perché sono amici o perché accettiamo la sfida di sottoporglielo per rubare una briciola,
speriamo non effimera, del loro tempo.

Infinito vuole fissare nella memoria più larga della nostra comunità le persone che hanno spostato più in là
un’idea, un’azienda, una famiglia, un pezzo di popolo; vuol capire dove vanno le grandi economie del pianeta
e le grandi potenzialità dell’uomo, sapendo bene che ci muoviamo sempre dal finito al finito, ma usando il
nostro Infinito come un guscio di noce con una vela issata al suo albero e una meta da raggiungere, insieme
ai nostri compagni di viaggio. I quali sono già compagni di viaggio quando scrivono o ci danno idee per
Infinito, lo diventano quando li scegliamo o siamo da loro scelti.

Infinito è interessato alla formazione, alla gestione e alla trasmissione del sapere come Tosetti Value, che lo
ha voluto, è interessato alla formazione, alla gestione e alla trasmissione dei patrimoni: in quest’ultimo caso
ci sono dei parametri di evidenza sui risultati, sulla fiducia, sul lavoro compiuto, mentre nel caso di Infinito
tutto è affidato ad un feeling personale nell’oceano di parole che ci circonda.

Perciò Infinito è il nostro tentativo di dare più valore alla parola scritta, di scegliere alcuni argomenti piuttosto
che altri, un po’ come se si trattasse di vini di pregio, di auto d’epoca iconiche o di una partita di calcio
sempre diversa eppure uguale al senso del pallone per la porta. Passioni come lavoro e lavoro come passione.
In ogni caso, un pensiero diretto a ciascuno dei nostri amici, con il proposito di mettere come dentro a uno
scrigno persone, storie familiari, donne e uomini che hanno lasciato un segno, e insieme a loro tutto quello
che fa la differenza tra quello che siamo, quello che vorremmo essere e quello che riusciamo a fare, con la
serietà di sempre, ma anche senza prenderci troppo sul serio.

È intorno all’uomo che si consuma il finito, guardando ciascuno a suo modo all’infinito. Il nostro modo
è intanto quello del riconoscere chi ha saputo essere un riferimento per la sua famiglia, per l’azienda che
ha creato, per i propri amici: Emilio Lavazza – cui Infinito dedica la copertina, disegnata dal più bravo e
più giovane degli art director dell’editoria italiana – è il punto fermo (con Giuseppe Berta che lo racconta)
del nostro primo numero; riassume tutto della nostra visione del mondo, dalla capacità di innovazione ai
rapporti umani, dal ruolo di una famiglia nel progresso civile e industriale, alla lucidità che ha saputo avere nella
trasmissione della cultura, del saper fare impresa e del saper vivere, l’arte più difficile di tutte. Il resto è pregevole,
ma opinabile. Ci abbiamo ripensato molte volte, abbiamo ritardato l’uscita e centellinato gli ingredienti, tanto
sapevamo di avere un appuntamento con voi ma non vi avevamo detto quando. È d’altronde anche grazie a questa
attesa che abbiamo potuto proporvi riflessioni di veri e propri “barometri” della contemporaneità, come, ad
esempio, Ferruccio De Bortoli e Giorgio La Malfa, che nei loro contributi di sostanza ci portano a riflettere sui
cambiamenti epocali che investono a velocità esponenziale il nostro oggi.

In ultimo, che questo numero di Infinito sia arrivato troppo presto oppure un po’ tardi, siete voi a deciderlo.
Noi possiamo solo esservi grati se, col tempo, non potrete più farne a meno.

Dario Tosetti