EDITORIALE

Il mestiere del tempo è innanzitutto quello di passare, scorrere via, portandosi i piccoli detriti e le grandi emozioni della nostra vita. Emozioni legate alle gioie e a qualche dolore privato più forte degli altri, ed emozioni legate per ciascuno di noi ad una passione, ad una persona, ad un ricordo. C’è tuttavia anche un comune sentire, un sentimento collettivo che passa attraverso il tempo, lo definisce per sempre a caratteri inequivocabili, è il più netto nel definire vittoria e sconfitta, lealtà e sacrificio, talento e applicazione, genio e follia. E’ quello che nasce dall’epopea dei grandi campioni dello sport, dal loro esempio che oggi è ingigantito dalla enorme risonanza globale che i media forniscono in tempo reale trasformando un personaggio che gioca migliaia di chilometri lontano nell’idolo del palazzetto dello sport sotto casa.
Infinito è attento alle storie di sport come alle storie di impresa, forti allo stesso modo non solo dei propri primati o prodotti ma soprattutto del brand che hanno creato, e che significano valori e opportunità non solo per se stessi, il che è il meno, ma per la comunità più larga. Per questo abbiamo dato spazio ad Alessandro Del Piero e a Rafa Nadal, al loro spessore umano che va ben al di là dell’elenco dei trofei che hanno vinto. Per questo abbiamo conversato con chi di sport sa molto, come Evelina Cristillin e Mauro Berruto. Per questo ci siamo spinti nel Qatar, il Paese che sta organizzando i prossimi mondiali di calcio e costruendo stadi smontabili, alcuni dei quali a manifestazione finita verranno regalati a paesi africani che non ne hanno.
Le storie di sport sono tante e meravigliose, ciascuno ha la sua. La mia, oltre all’affetto e alla stima per Ale Del Piero e ai tanti episodi che potrei raccontare, riguarda Mohammed Alì: il più grande pugile di tutti i tempi nel 1975 andò ad Harvard a parlare agli studenti e uno di essi, sapendo che scriveva poesie, gli chiese di recitarne una breve, anzi brevissima. Lui, in un attimo, scolpì questo verso: “We, me”. E sintetizzò nella poesia più breve del mondo il rapporto tra eroe e pubblico, tra sport e umanità, tra simili. E ognuno può aggiungervi il suo di significato.
Il tempo di cui sopra ci ha portato in un battito di ciglia al secondo compleanno di Infinito, segno che costruirlo, riempirlo, inviarlo ai nostri amici è stato un tutt’uno e confido che riceverlo resti sempre una piacevole scoperta, analoga alla nostra mentre lo facciamo. Il battito di ciglia tra un numero e l’altro dovrebbe (è un condizionale di speranza) averci fatto uscire dal Truman show della campagna elettorale senza fine per metterci di fronte ai problemi di sempre: conti pubblici non esattamente sotto controllo, debito e spread alti, rapporti conflittuali con l’Europa. Fino a quando il nostro Paese eviterà di affrontare a viso aperto, forte della sua manifattura e del suo risparmio, i problemi che ha senza alibi e scorciatoie? Quanto impiegheranno ancora le nostre attuali classi dirigenti, o aspiranti tali, a rendersi conto che la partita si gioca nel mondo, che la Cina 250 anni fa rappresentava una delle economie più forti del mondo e che ora è tornata ad esserlo? E che questo ha effetto anche nel cortile, populista o meno, di casa nostra? Intanto, buona estate!