EDITORIALE

Non sono uno di quelli che va dietro agli anni bisestili e nemmeno alle date palindrome (che sono molto più rare), ma sono convinto che il 2020 sia già un anno che, almeno per un pò, ricorderemo poiché sta già inanellando eventi che qualche influenza nel corso della storia, forse non solo quella delle nostre generazioni, avranno. Vi faccio un esempio: dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea da noi se n’è parlato molto di più prima che avvenisse e molto di meno ora che effettivamente è avvenuta, riflesso di una abitudine tutta italiana di preoccuparsi più delle intenzioni che dei fatti. Credo che, a parte la scomparsa della comodità di andare a Londra come andiamo a Milano, la stessa Europa debba riflettere molto sulle ragioni dell’addio degli inglesi, che avevano anche conservato la  propria moneta, sapevano come contare a Bruxelles e mantenevano lo storico legame privilegiato con gli Stati Uniti.
Eppure, tutto sembra continuare come prima dalle parti della Commissione europea, mentre vanno riconosciute a Boris Johnson tutte le caratteristiche di un leader tanto determinato quanto inaspettato, almeno secondo le descrizioni di maniera che ci erano state fornite. E, se allarghiamo l’analisi allo scenario politico internazionale, non possiamo che constatare l’assenza dell’Europa in tutte le partite che contano, e la cosa non ci fa affatto piacere. Anche perché l’economia mondiale (virus cinese a parte, e l’auspicio non può che essere quello che la cura sia già stata individuata mentre avete fra le mani questo numero di Infinito) appare sempre più condizionata dalle scelte politiche di pochi protagonisti mentre i due attori maggiori, Stati Uniti e Cina, sembrano essere d’accordo solo sull’aumento del debito. Un debito che, complessivamente nel mondo, rappresenta ormai il 322 per cento sul prodotto interno lordo, un primato negativo mai raggiunto prima, e dovuto anche ai 12 mila miliardi di dollari di aumento del debito cinese, quelli che Xi Jinping ha utilizzato per espandere la propria influenza in Africa e sugli oceani.
A breve, non credo che la tendenza si invertirà, anche perché gli Stati Uniti sono alle prese con il loro anno elettorale, i democratici sono in difficoltà e Donald Trump certo punterà ancora su debito e politiche monetarie espansive, mentre Xi dovrà frustare la sua economia dopo lo stop forzato del virus. Più in avanti qualche assestamento, più o meno discreto, sarà da mettere nel conto. Se l’Europa non è pervenuta, l’Italia (nonostante gli sforzi dei suoi imprenditori per tenere il passo della competizione internazionale) resta avvitata in una sorta di infantilismo politico: cioè discutiamo ancora di regole elementari della convivenza civile, dalla legge elettorale alla prescrizione, alla certezza del diritto anche per gli investitori stranieri. Vediamo, senza gioirne, che resta un problema irrisolto di classe dirigente, mentre i marchi più glamour del Made in Italy sono terra di conquista. Non a caso, Infinito vi racconta chi è e cosa fa Bernard Arnault, il Grande Francese che continua a comprare  pezzi importanti della moda italiana. E, allo stesso tempo, anche la nostra arte e la nostra cultura, che va difesa come identità e futuro del Paese. Lo fa Prada, e ve lo raccontiamo, ma dobbiamo farlo tutti, ciascuno per la propria parte.