I computer sono incredibilmente veloci, accurati e stupidi. Gli uomini sono incredibilmente lenti, inaccurati e intelligenti. L’insieme dei due costituisce una forza incalcolabile”.  Albert Einstein

Il 5 marzo 2016 è il giorno di mezzo. A seguito di innumerevoli richieste  da parte di Federazioni, Leghe, giocatori ed allenatori di tutto il mondo l’IFAB, l’International Football Association Board, il “Guardiano delle Regole del Gioco”, in stretta concertazione con la FIFA ed in particolare con il Dipartimento di Innovazione Tecnologica approva una sperimentazione di video analisi arbitrale assistita di durata biennale al fine di investigare su quali possano essere i pro e contro su una possibile introduzione tecnologica: il calcio da quel momento non sarà più lo stesso.

Il VAR, acronimo di Video Assistant Referee non è “moviola in campo”.  È qualcosa di più. Il centro del progetto e del processo decisionale è sempre l’uomo, l’arbitro. Il video è uno strumento. È l’arbitro che continuerà a prendere la decisione finale. La differenza tra gli altri sport è netta. Non si tratta di valutare una palla fuori. Un tocco del muro. Un piede che calpesta la linea. Una penalità oggettiva. Il calcio ha realtà fattuali ma anche una varietà di interpretazioni soggettive ed interpretative che evidenziano la sua incertezza ed imprevedibilità. Una scala di grigi che non permette sempre risposte certe o verità assolute. Questo garantisce discussioni, controversie ed interesse: è il “bello del prodotto”.

Dopo pochissimi secondi, milioni e milioni di appassionati, chiunque, a casa o allo stadio, guardando una partita, può rivedere una situazione tecnica, un presunto calcio di rigore, un fuorigioco, un goal segnato con la mano. Lo può fare velocemente e facilmente, sdraiato sul suo sofà davanti alla televisione, sul suo smartphone o ricevendo un whatsapp con un timing imbarazzante ancor prima che siano esaurite le proteste sul campo. Ancor prima che l’arbitro abbia ripreso il gioco. L’arbitro, colui che ha il compito di decidere, no. Solo a lui, l’unico al mondo a cui questa opportunità non veniva mai concessa. E quel momento diventa determinante per il risultato, importante non solo calcisticamente ma anche a livelli sociali e direi economici. Tutto ciò è anacronistico e sbagliato.

Il calcio è molto più di un gioco: è tra le prime 10 industrie d’Italia, con un fatturato di circa 13 miliardi di euro/anno, + 53% rispetto a 10 anni, ed un valore della produzione a 2,72 miliardi di euro/anno, +1,2%.

Muove circa 13,1 milioni di spettatori all’anno che si recano fisicamente allo stadio (+6%), senza contare il volume di coloro i quali seguono la propria squadra su altri canali mediatici.

Sliding door. La possibilità di fare un rewind su eventi dubbi e mettere chiarezza equivale a tornare indietro nel tempo permettendo di mutare gli eventi, ridando loro la giusta rotta. Maggiore attenzione in direzione di una maggiore valutazione arbitrale in senso oggettivo.  La percezione da parte di tutte le componenti dell’equazione è ottima. Si tratta di lavorarci senza sosta e migliorare in tutte le direzioni.

Come ad esempio supporti tecnologici che ci possano dare risposte tridimensionali e quindi più accurate. Il cambiamento spaventa, occorrono competenza, idee, lavoro e coraggio. Molto più semplice criticare che fare. Ma per cominciare siamo passati da una palla entrata in porta di un metro ad una valutazione di fuorigioco di un paio di centimetri.

Il VAR vuole ripristinare equilibrio decisionale su una visione equidistante per un calcio più giusto, una sorta di cassazione, di terzo grado di giudizio, valevole per tutti, ampiamente condiviso. I numeri freddi relativi alla prima metà del campionato danno la dimensione del processo. 210 partite fino ad ora con la video-assistenza arbitrale. 1078 situazioni tecniche controllate. 60 decisioni arbitrali cambiate. Una ogni 3,5 partite. Interferenza minima. Dal 5,6 % di errori arbitrali senza VAR al 1% con il VAR. Si gioca 40 secondi in più rispetto alla scorsa stagione. Le ammonizioni sono scese del 18% e le espulsioni del 21%. Le proteste, diminuite drasticamente, sono una risentita presa di posizione contro chi o contro ciò che appare iniquo, illegittimo. Di fronte all’evidenza dei fatti, mostrati pubblicamente in video, è palese come la protesta si smorzi, perda efficacia, fino a spegnersi.

Il calcio moderno sta raggiungendo un nuovo livello, inarrestabile; la tecnologia si è fusa con la pratica sportiva, senza snaturarla o svilirla.

Indietro si torna, eccome, ma solo grazie al VAR.