Dimenticate Robert Redford de “La mia Africa”, il futuro sarà deciso da John Grisham. Ovvero, anche nel Continente Nero, una delle aree che potenzialmente offrono più spazio di crescita alle imprese italiane, a fare la differenza è un’adeguata assistenza legale al business, tanto più necessaria in Paesi dalla stabilità politica precaria, afflitti dal flagello della corruzione ancor più che dalle malattie. Ne prende atto anche il made in Italy:  a mano a mano che cresce il valore strategico del commercio con questa parte del mondo, per giunta balzata con prepotenza all’onore delle cronache per l’emergenza immigrazione, cresce così, come testimoniano congressi e studi sempre più frequenti, l’attenzione per questa parte del mondo, una delle meno coperte dalla presenza degli studi internazionali più importanti che hanno concentrato negli ultimi decenni la propria attenzione sulla Cina o sul Middle East, Golfo Persico in testa. Ma diversi segnali, stanno a testimoniare che l’ora del Continente Nero s’avvicina. Anche per l’esigenza politica, sollevata dall’immigrazione, di tentare di aiutare lo sviluppo africano per arginare i flussi migratori. Come si è da tempo impegnato a fare l’Eni, che oggi investe in Africa, dopo i successi nella scoperta di nuovi giacimenti (dal gas egiziano al greggio in East Africa), più che in ogni altro mercato.

Detto questo: al di là degli sforzi umanitari, davvero l’Africa può essere un approdo interessante per gli studi professionali del Bel Paese? L’avvocato Carlo Pavesio, socio fondatore dello studio legale Pavesio & associati, che vanta una lunga esperienza nell’assistenza a clienti italiani e stranieri in giro per il mondo, Africa compresa, frena i facili entusiasmi.

“Per prima cosa non si piò parlare genericamente di Africa. Prendiamo il caso del Sudafrica, che è un mondo a sé stante, ove operano numerosi studi di alto livello in un ambiente giuridico raffinato”. Nel corso degli anni l’attività dei professionisti italiani, scesi in Africa al servizio delle grandi aziende, si è invece sviluppata nei contratti per le grandi infrastrutture.

Un trend inaugurato da tempo ( ”Posso citare- ricorda Pavesio – le opere in Nigeria dal gruppo Recchi”) anche in condizioni estreme (vedi la Libia, già uno degli sbocchi principali perle aziende italiane, oggi area ad alto tasso di incertezza del diritto). Le imprese italiane possono però contare oggi su una buona presenza in alcune aree dell’Africa nera, (Tanzania, Kenya, Uganda) o più ancora in Mozambico, dove l’Italia gioca un ruolo di primo piano grazie ai giacimenti di gas scoperti dai tecnici dell’Eni.

Più difficile sfondare verso Ovest, la terra delle ex colonie di Parigi: “lì, come dimostra la presenza storica del gruppo Bolloré, la Francia l’ha fatta da padrona. Almeno fino all’arrivo dei cinesi, la potenza emergente egemone, come dimostra la recente conferenza di Pechino con 50 capi di Stato africani”. In un confronto così agguerrito gli italiani si sono comunque ritagliati spazi di business, “ci sono esperienze interessanti in Tunisia o, ancor di più, in Marocco che vanta caratteristiche assai favorevoli per chi intende avviare un’impresa: stabilità politica e costo del lavoro competitivo. Ancor più importante, manodopera e quadri dirigenti locali qualificati”. Altrove la situazione è più complicata. Assistere l’impresa, spesso, vuol dire fare i conti con tentativi più o meno espliciti di corruzione ed altre incognite, legate soprattutto all’instabilità politica. Per non parlare della concorrenza delle imprese cinesi, sempre a caccia di accordi per garantirsi risorse naturali. Non stupisce che, in questa cornice, i professionisti più importanti preferiscano puntare su altri mercati, che comunque possono rappresentare una porta d’accesso preziosa per i Paesi della sponda meridionale del Mediterraneo.

“I Paesi del Golfo – spiega ancora Pavesio - sono estremamente vivaci e ricchi di buone opportunità: Dubai, in particolare, è ormai un crocevia assai frequentato per il business, dove convergono anche imprenditori e capitali russi. In questi anni si è sviluppato una comunità di affari, costituita di studi professionali, sia internazionali che locali, di un certo livello, che opera secondo usi e regole condivise”. 

Passa dal Golfo anche una parte rilevante del flusso d’affari che fa rotta verso l’Egitto, uno dei Paesi più importanti per i commerci italiani. E non è certo per caso che proprio verso la terra delle Piramidi guardi uno degli studi legali leader del panorama italiano. Il 2 luglio scorso lo studio Bonelli Erede ha avviato una nuova law firm guidata da Ziad Bahaa-Eldin, già vicepresidente dell’Egitto, e dall’ex ministro italiano degli Esteri Angelino Alfano. E’ nato così un team dedicato a ”public international law & economic diplomacy”, cioè assistenza di aziende, Stati e istituzioni in materie collegate al diritto internazionale pubblico, come anticorruzione, arbitrati internazionali, fiscalità e regolazione.  Una svolta per lo stesso Alfano, avvocato dal 1996, che ha coinciso con la volontà dello studio di rafforzare lo sviluppo in Africa e Medio Oriente. ”Bonelli- Erede stanno investendo molto nello sviluppo in Africa e Medio Oriente, aree in cui io stesso ho creduto moltissimo” ha spiegato l’ex ministro. “Ritengo – ha aggiunto - di poter apportare competenze ed esperienza per la consulenza a Stati e istituzioni per promuovere crescita e investimenti. Mi unirò inoltre ai nuovi colleghi nella consolidata attività di assistenza alle imprese nei progetti di espansione in questa parte del mondo”. L’ex ministro infatti ha raggiunto un team già affiatato composto da Stefano Simontacchi e Marcello Giustiniani, co-managing partner Bonelli Erede, che sottolineano che “le nuove importanti collaborazioni si inseriscono nella strategia dello studio che qualche anno fa ha deciso di puntare su Africa e Medio Oriente individuando grandi spazi di crescita e vantaggi competitivi, tra cui non vanno sottovalutate affinità culturali e il particolare favore di cui gode l’Italia in queste aree”. L’obiettivo dell’operazione, preceduta pochi mesi prima dall’integrazione con Tribonian Law Advisory di Dubai è stato quello di consolidarsi come local player e diventare studio leader in un perimetro che va da Egitto, Etiopia, Emirati arabi uniti e Arabia Saudita grazie ad un team composto da 25 professionisti.

Ma ci sono altri studi che si sono intanto affermati sullo scacchiere africano. Lo studio milanese Bird&Bird ha prestato consulenza a diverse società private e pubbliche specie nel settore delle telecomunicazioni, uno dei più vivaci oggi, ma anche nell’energia, nell’informatica e nei media . Il centro delle operazioni è l’ufficio negli Emirati Arabi Uniti , ma lo studio ha acquisito una notevole esperienza anche in Africa del Nord grazie alla creazione di  una rete di collegamenti con gli  studi locali, tra cui lo studio El Amari et associés in Marocco e Dakhlaoui Avocats in Tunisia con cui sono stati stipulati accordi di collaborazione. Roedl & Partners invece ha aperto un ufficio a Johannesburg giù nel 2008 cui ha fatto seguito quello di Addis Abeba e, nell’ottobre del 2016, l’apertura di una sede in Kenya “uno dei mercati africani più interessanti. L’economia keniota è cresciuta negli ultimi anni, e continua a crescere, a un tasso del 6% annuo” spiega così Eugenio Bettella, avvocato e Managing Partner della sede di Padova di Rödl & Partner, che da anni guida lo sviluppo dei progetti di internazionalizzazione della firm verso i paesi dell’Africa. “La creazione di un ponte con i Paesi africani in forte via di sviluppo, ed in particolare con il Kenya, agevola la crescita delle nostre imprese, permettendo loro l’ingresso in un mercato che promette eccellenti prospettive e che può costituire una porta d’accesso per tutta l’Africa subsahariana”.

Un’area dalle potenzialità enormi. Basti ricordare che nel marzo dell'anno scorso 44 stati africani hanno firmato a Kigali in Rwanda l'African continental free trade area (AfCFTA), un accordo di integrazione economica e commerciale, che ha il potenziale di portare 1,2 miliardi di persone all'interno dello stesso mercato e se dovesse arrivare a 55 firmatari sarebbe l'area commerciale più grande del mondo per paesi aderenti.

Sudafrica e Nigeria, le due maggiori economie continentali, non hanno ancora siglato il trattato, per valutarne meglio gli effetti, ma si sono impegnati a farlo. “Il Sudafrica rappresenta una delle economie più sviluppate del continente africano e la preannunciata prossima adesione al trattato sul libero scambio di Kigali lascia presagire un ulteriore sviluppo della stessa", ha commentato l’avvocato Mario Di Giulio, partner dello Studio legale Pavia e Ansaldo per cui guida il desk Africa che, per conto dell’Unione Europea, lavora all’individuazione di meccanismi di credito volti a facilitare il finanziamento delle infrastrutture in Africa Orientale.

Nell’elenco dei professionisti di casa nostra che guardano al Continente Nero vanno annoverati anche i partner italiani di DLA Piper, risultato di una mega fusione nel 2005 tra studi legali di tutto il mondo è stato tra i primi a strutturarsi in Africa, estendendo la propria attività in diverse zone del continente istituendo un DLA Piper Africa Group presente in 15 Paesi e che conta su una squadra di oltre 200 professionisti. Lo studio Santaniello & Partners, oltre all’ufficio egiziano di Giza, può contare in Nigeria su una solida rete di contatti con primari studi legali che garantiscono assistenza nel diritto commerciale, civile e penale. Da citare ancora, la sede milanese dello studio Eversheds Sutherland che ha avviato una collaborazione con Mahoney Attorneys in Sud Africa con uffici a Città del Capo e Johannesburg ma anche a Port Louis nelle Mauritius. La sostanza è chiara: la partita è aperta, molti mettono in campo gli schieramenti. Avanti tutta, quindi; ma con prudenza.